Domenica di Pasqua 20 Aprile 2025

Omelia di don Edmondo Lanciarotta – parroco

Anche oggi risuona questo annuncio: ‘Il Crocifisso non è qui: è Risorto’. Che dite? Accogliamo o no questo messaggio? Abbiamo bisogno tutti di questo annuncio per continuare a credere, per essere testimoni del Risorto, per essere pellegrini di speranza in un mondo in cui c’è sempre meno speranza. Siamo sempre più schiavi di un ingranaggio che  continua a sbriciolare la speranza nei nostri cuori: un ingranaggio di abitudini e slogan, di sofferenze e di odio, di guerre ed violenza, di ingiustizia e di potere, ingranaggio che ci fa correre e correre, che si rivela un girare a  vuoto con la conseguente delusione ed amarezza e tristezza.

Infatti, siamo ancora immersi dentro la bufera di un mondo in subbuglio, carico di ingiustizie e guerre e violenze: navighiamo dentro una barca sempre più agitata in un mare in tempesta ‘fragili e disorientati’ e sempre più in pericolo di vita, come bene rappresentata dal   logo del giubileo , immagine che richiama quella sera del venerdì santo di cinque anni fa in piena pandemia quando papa Francesco da solo nella piazza di S. Pietro  sotto la pioggia si è diretto verso il crocifisso ad indicarci la direzione del nostro andare per trovare la salvezza. E allora ci diceva: ‘in quella barca ci siamo tutti. Il tempo smaschera la nostra vulnerabilità e lascia scoperte le false sicurezze con cui abbiamo costruito le nostre agende, i nostri progetti, le nostre abitudini, le nostre priorità….apparentemente salvatrici ma incapaci di darci  salvezza’.

Eppure ci dicemmo per tutto il tempo pandemico che ‘nulla sarebbe stato come prima’, forse sperando di scoprirci  diversi da quel che ci stava mostrando lo specchio di una imprevedibile crisi. ‘Ma siamo andati avanti, prosegue il papa, a tutta velocità sentendoci forti e capaci di tutto, avidi di guadagno, ci siamo lasciati assorbire dalle cose e frastornare dalla fretta’. Non sono parole che aspettano ancora di essere prese sul serio? Allora parlava un profeta, allora, inascoltato. Forse credemmo esagerasse: ‘Non ci siamo ridestati, proseguiva il Papa, di fronte a guerre e ingiustizie planetarie, non abbiamo ascoltato il grido dei poveri e del nostro pianeta gravemente malato. Abbiamo proseguito imperterriti, pensando di rimanere sempre sani in un mondo malato’.

Ebbene anche oggi, ancor più drammatico di ieri, abbiamo bisogno di questo annuncio e di correre  e correre per portare a tutti questa novità di vita che scalda i nostri cuori. Correre, come in quel mattino, le donne piene di gioia e spavento per dare l’annuncio ai discepoli; correre come Pietro e Giovanni con il cuore pieno di attesa per verificare il sepolcro vuoto, correre come  i discepoli che  con il cuore pieno di gioia ritornano da Emmaus a Gerusalemme per raccontare a tutti di aver incontrato il Risorto e di averlo riconosciuto nello spezzare il pane.

Infatti : ‘Cristo è Risorto, Il Crocifisso è risorto’, cioè è risorto Colui che è morto, solo Colui che è morto amando  è risorto, e solo perché è morto amando è risorto, colui che si è consumato nell’amore fino alla fine, fino a consumare tutta la sua vita nell’amore è risorto. Oggi noi celebriamo questo evento che ha rivoluzionato tutta la storia umana e per sempre. Tuttavia per poterlo riconoscere risorto da morte occorre aver fatto prima il cammino, la strada, che Egli ha percorso; occorre fare quel tragitto, quella strada che Gesù ha percorso e che noi abbiamo la grazia di poterla realizzare attraverso il sacramento che ci viene offerto. Infatti, diversi sono i cammini, i percorsi che ci vengono offerti.

C’è il percorso, l’itinerario dell’anno liturgico: di domenica in domenica: durante la quale noi possiamo entrare nella storia di Gesù: far nostra la sua storia, perché anche la nostra diventi storia santa: da Betlemme a Gerusalemme. La luce del Natale, portata dal bambino Gesù ha la sua radice e fondamento nella luce della Pasqua, del Cristo risorto. Quindi seguendo Gesù nella sua vicenda storica, da Betlemme attraverso il sacramento, possiamo giungere anche noi a Gerusalemme. C’è il  cammino, l’itinerario quaresimale iniziato il  mercoledì delle ceneri fino al banchetto dell’Eucaristia il giovedì santo: cioè dalle ceneri sulla testa alla lavanda dei piedi, cioè un cammino dalla testa ai piedi: il cammino fatto  da Gesù che non si è inginocchiato difronte a Satana, ma difronte ai suoi discepoli, e mettendosi a livello dei piedi, cioè per terra, ha lavato loro i piedi, assumendo la condizione di servo, di schiavo dell’amore. Gesù ci ha indicato la strada che anche noi dobbiamo percorrere: lavarci i piedi gli uni gli altri.

C’è il cammino, itinerario di Gesù:  dal deserto ai giardino; dal luogo delle tentazioni di Satana fino al superamento dell’ultima tentazione abbandonandosi  alla volontà del Padre nell’orto degli ulivi. Un percorso di solitudine, di prova, di tentazione fino all’abbandono fiducioso al Padre.

C’è il percorso, cammino, itinerario, geograficamente molto breve, dal Calvario alla tomba vuota, cioè dal drammatico silenzio di Dio al grido di esultanza ‘è Risorto’, dal dramma umano della morte violenta, in croce, alla manifestazione piena della potenza di Dio: dal constatare che  tutto è finito, al contemplare che tutto invece è ‘compiuto’: cioè portato a pienezza di vita.

La risurrezione di Gesù svela il lato nascosto della Croce, ma anche il contrario, il Risorto rimane nascosto se non si comprende il Crocifisso. Infatti la morte di Gesù in croce  non è la fine di tutto, ma inizio di vita nuova. Un inizio, un passaggio che non sarà possibile fintanto che si sta a piangere davanti al sepolcro. Infatti alle donne piangenti l’angelo del Signore dice: ’perché cercare tra i morti Colui che è vivo?’ La morte in croce di Gesù è vissuta dai discepoli come dramma, come la fine di tutto, il crollo di ogni speranza, lo sconquasso dei cuori dei discepoli. Resta un vivo ricordo delle cose belle scoperte, delle belle esperienze vissute, la consapevolezza di aver avuto parte con una persona straordinaria. Rimane tutto il bene che ha compiuto. Tuttavia la sua morte  smentisce il suo essere Messia. Il suo morire in croce  segna il crollo della speranza. Il suo risorgere, il suo esser risorto invece conferma tutto il suo dire e fare: è veramente il profeta, il Messia, il Maestro, il Signore. Anche oggi risuona questo annuncio: ‘ Il crocifisso è risorto.’

Occorre credere a questo annuncio. Ma cosa vuol dire credere?

Vuol dire cogliere il legame di continuità tra considerare Gesù profeta potente ed il Messia crocifisso. Si tratta di cambiare radicalmente e profondamente il nostro modo di guardare alla Croce: la croce vissuta da Gesù non è la smentita della speranza, ma il fondamento della speranza. Occorre un cambiamento, anzi un capovolgimento, un modo diverso di intenderla e di viverla.

E allora crediamo o no in Dio? Per credere pienamente occorre fare questi percorsi, questi itinerari per riuscire a cogliere la coerenza che ha attraversato tutta la vita di Gesù: la sua predicazione, la sua missione, le sue parole, le sue azioni, la passione, la croce…e quindi la risurrezione. Solo in questo modo la Croce non contraddice la potenza di Gesù, ma svela l’altra faccia del suo mistero, cioè svela la qualità della potenza di Dio nella storia. Quindi non basta vedere il sepolcro vuoto, per giungere alla fede della risurrezione: occorre la ‘memoria’ della croce, cioè ricordare, ripensare, rivivere, ricomprendere tutto quello che c’è stato prima: la vita di Gesù, la via percorsa da Gesù con tutte le sue prove e sofferenze; tutto questo non costituisce un ostacolo, ma un’apertura alla credibilità della sua risurrezione. Se Gesù avesse percorso un’altra strada, per esempio quella della potenza umana e non quella del dono di sé, la sua crocifissione sarebbe stata una smentita, una contraddizione. Invece, avendo vissuto come dedizione, come dono di sé, la croce non è una smentita, ma la conclusione, anzi la piena rivelazione della verità dell’amore che Gesù ha vissuto e del volto di Dio che ha rivelato. Quindi la risurrezione non è il tardivo recupero di una sconfitta, bensì la coerente approvazione di una rivelazione nella quale Dio si  riconosce. Senza memoria, senza ricordo della vita di Gesù non si riesce a cogliere  i segni di Gesù Risorto.

Ritorniamo allora a quel mattino, come le donne che per prime vanno al sepolcro, loro che per ultime avevano lasciato  il calvario e visto dove avevano posto il corpo morto di Gesù; ritorniamo anche noi come Pietro e Giovanni, correndo, al sepolcro per vedere il sepolcro vuoto  e ricordare tutto quello che Gesù prima aveva detto e fatto. Il nostro ritornare al sepolcro diventi un pellegrinaggio, il vero cammino della fede. Così il sepolcro vuoto parla: i discepoli cominciano a credere…poi il Cristo risorto si fa vedere nello spezzare il pane. E’ quanto accade anche oggi: dopo aver ascoltato la sua Parola, ora Gesù Risorto spezza  il pane per noi; da Risorto e diventa  il nostro compagno di viaggio. Ognuno di noi può entrare oggi nella Pasqua del Signore, incontrare il Crocifisso risorto, ritornare a sperare in modo incrollabile e contagiare coloro che incontriamo nel cammino della vita. E’ Pasqua fratelli e sorelle: la fraternità è possibile, la gioia è la dimora dello Spirito, Dio ci sorprende sempre  con il suo imprevedibile amore. Diventiamo uomini  e donne pasquali, cioè assolutamente senza paura, sempre in difficoltà, immensamente felici, uomini e donne di speranza.

Buona Pasqua

 

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