Giovedì Santo 17 Aprile 2025

Omelia di don Edmondo Lanciarotta  –  parroco

Fratelli e sorelle

siamo nel cuore della Settimana Santa. Celebriamo oggi la cena di Pasqua, che Gesù allora ardentemente aveva desiderato mangiare con i suoi discepoli e consegnarsi nel pane e nel vino, prima di consegnarsi, in obbedienza al Padre, ad essere crocifisso per amore dei fratelli. Tutto questo rivela fin dove arriva l’amore di Dio. Una cena prima del passaggio di Gesù ‘da questo mondo al Padre’ ormai imminente e di cui Gesù è pienamente consapevole. Egli sa che la sua ‘Ora’, quella della passione-croce-risurrezione  è giunta  e sa che con essa è anche arrivato il momento atteso del pieno svelamento della ‘gloria’.

1.Il desiderio di Dio

In questa celebrazioni anche noi abbiamo la grazia, l’opportunità, il dono di entrare nel desiderio di Gesù a fare pasqua con tutti noi, nessuno escluso. Oggi e per sempre, in  ogni eucaristia, noi siamo invitati a conoscere, ad accogliere, ed entrare nel desiderio di Dio, che in Gesù desidera fare comunione con noi, di entrare e rimanere nell’intimità con  Dio in  Gesù. Siamo invitati allora, prima ancora di pensare di essere noi a decidere di partecipare all’Eucaristia, di  valutare se o no partecipare, siamo inviati a scoprire  con sempre maggior verità, che è Gesù che ci desidera, è Gesù che ardentemente desidera donarci la sua vita, la sua grazia, il suo amore.

Poi dopo aver spezzato il pane con i suoi discepoli e dopo aver consegnato loro il calice  del vino ed aver affermato che questo è il suo corpo  ed il suo sangue, la sua vita per la salvezza di tutti, invita dicendo: ’Fate questo in memoria di me’. In altre parole solamente se mangiamo il suo corpo  e beviamo il suo sangue,  se ci cibiamo della sua vita, noi saremo in grado di  fare, di realizzare, sempre più la sua volontà: ’fate questo in memoria di me’.  Mangiando e bevendo al banchetto  eucaristico tutti  abbiamo la grazia di diventare quello che mangiamo, cioè Gesù. Alimentiamo cioè quella vita ricevuta fin dal battesimo che è la vita divina vissuta da Gesù nella sua vicenda terrena. Facciamo crescere la vita divina in noi  affinché raggiunga la statura di Gesù.

2.Evento di amore

E’ arrivata l’Ora. L’Ora nel vangelo di Giovanni è il tempo della grazia stabilito dal Padre per auto manifestarsi nel Figlio in maniera compiuta. In quest’ Ora Dio è spiegato e visto da tutti in maniera decisiva. Pagina scritta dall’amore , da null’altro determinata che dall’amore: ’Avendo  amato i suoi che erano nel mondo li amò fino alla fine’, cioè fino all’ultimo istante della vita, fino all’ultima goccia di sangue. L’amore di Dio apparso in Gesù non conosce parentesi, attraversa il suo giorno,  la sua ora, e non conosce riserve; colui che ha dato acqua alla samaritana, pane alle folle affamate, perdono all’adultera, luce al cieco nato, vita a Lazzaro, infine dona tutto se stesso. L’amore, allora, è il filo d’oro  ininterrotto che spiega il nascere, il vivere e il morire di Gesù, il Figlio e in Lui, l’amore del Padre: ‘Dio è amore’. I ‘suoi’, i Dodici e quanti accogliendo la parola lo hanno conosciuto e lo conoscono, lo hanno sperimentato e lo sperimentano nella loro persona: essi sono il ’ discepolo amato’.

3.La veste deposta del totalmente consegnato

La lavanda dei piedi diventa profezia della croce, il criterio interpretativo dell’intera vicenda di Gesù: il ‘deporre le vesti e  il riprendere le vesti ’ allude alla morte-risurrezione. Abbiamo gli stessi verbi usati. Con questo gesto Dio sta davanti all’uomo. Gesù che non ha ceduto alla tentazione di satana di inginocchiarsi davanti a lui per ricevere ogni potere e gloria sul mondo, ora si inginocchia liberamente di fronte ai suoi discepoli, si pone al livello dei loro piedi, si fa servo, schiavo, per rivelare fin dove arriva l’amore di Dio.

Il quadro si delinea e la nostra mente è obbligata a rivedere  i suoi schemi di rapporto Dio-uomo. Il Padre nel Figlio sta davanti all’uomo non come padrone, ma come servo ai suoi piedi, a lui totalmente dedito e consegnato. La sua stessa vita non è un diritto  da rivendicare per sé, ma una libera, amante, gioiosa offerta all’uomo suo amico. La piramide  è capovolta. Il dio-padrone che incute terrore agli uomini prostrati e schiacciati a terra è morto: oggi nella lavanda dei piedi Dio, il prostrato davanti all’uomo, svela la sua gloria, la sua splendida e  profonda verità di amico che in libertà ama fino a farsi servo di un uomo che lo intenerisce al punto da non sottrargli nulla di sé, né segreti, né vita. Vertigini e disagio affiorano  e  in Pietro esplodono.

4.La resistenza e la resa di Pietro.

Pietro provocato dal gesto della lavanda dei piedi non capisce e si rifiuta: ’ non mi laverai mai i piedi ’. L’immagine che egli ha del Messia, e quindi di Dio, cozza dinanzi a quella che gli viene indicata e proposta dal Maestro e Signore. Accettare quest’ultima significa per lui cominciare a ridisegnare il suo universo religioso, a partire da un Dio che nel messia Gesù si rivela come amico-schiavo felice di morire per l’uomo. I conti non tornano, le parti si sono invertite: ’Signore tu lavi i piedi a me?’ Io sto in ginocchio a te come tuo schiavo, non il contrario. Il discorso è chiaro: non confondiamo i ruoli; Dio è Dio  e l’uomo e uomo.

Ma Gesù gli risponde:’ se non ti laverò, non avrai parte con me’. ‘Aver parte’ è un’espressione semitica che indica l’eredità che Dio accorda al suo popolo. In bocca a Gesù, significa l’esclusione di Pietro alla comunione con lui nel tempo presente e alla eredità eterna come essere per sempre con lui dove lui è. Il solo pensiero di perdere l’amicizia e la presenza di Gesù fa dire a Pietro: ’Signore, non solo i piedi, ma anche le mani e  il capo’. Pietro non ha bisogno di tanto: la parola accolta lo ha già reso mondo. L’incredulità e l’odio, il grande male che contamina l’uomo, gli sono estranei; ciò che gli manca è la piena intelligenza del Padre in cui  crede  e del Figlio inviato. E questo, ciò che gli manca  è quanto la lavanda dei piedi indica. E’ a questo che Pietro deve arrendersi dopo tanta resistenza. E in lui ognuno vede sé stesso, nella sua incapacità a cogliere Dio e il Figlio ai propri piedi, come servi, come servi che amano follemente fino a consumarsi, a perdersi. Pietro è invitato a lasciarsi amare da Gesù, quindi a cambiare la sua prospettiva di vita, i suoi criteri per la vita, le sue aspettative e progetti.

Comprendiamo, allora, meglio che l’esperienza cristiana è innanzi tutto questo lasciarsi amare incondizionatamente, un amore che rende pulito tutto ciò che tocca: la mente, il cuore, il corpo, i piedi. Un amore che non si nega neppure a nostro fratello Giuda’. Il resto è conseguenza, è frutto che nasce da quest’unica radice.

5.Diventare lavanda dei piedi

Gli amati rispondono all’amore con lo stesso gesto: come le donne di nome Maria lavano e ungono i piedi di Gesù, e in lui del Padre, a loro amici e servi liberi e nella gioia. Come Gesù, e in lui il Padre, si fanno reciprocamente e a tutti lavanda dei piedi, felici di avere finalmente appreso il come stare al cospetto dell’uomo: non da padroni, ma come amici, servi per amore della loro vita, fino a morirne. E così una volta che i discepoli si son lasciati lavare  i piedi, i loro piedi sono abilitati,  consacrati per la proclamazione del Vangelo a tutte le genti, ad ogni uomo e donna, cioè sono pronti  a realizzare il comando di Gesù: ‘Fate questo in memoria di me’.

Tutto questo si realizza anche oggi, qui, in  questa celebrazione: ciascuno di noi sperimenti il desiderio di Dio di partecipare all’Eucaristia, di  essere lavato i piedi da Gesù, di lasciarsi amare da lui, di far parte della sua vita e del suo amore, in modo da essere abilitati a testimoniare il suo amore verso ogni uomo e donna che incontriamo nel nostro cammino, mettendoci al livello dei loro piedi, servendoli, lavandoli con quella carità e tenerezza di Gesù da noi sperimentata.

Lasciamici guidare dallo Spirito Santo operare in questa celebrazione, facciamo cadere ogni barriera, ogni ostacolo, ogni presunzione,, ogni resistenza all’essere amati dal Signore per godere del suo amore e diventare  gioiosi testimoni credibili di questo amore inesauribile e sempre nuovo.

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