Natale 25 Dicembre 2025

Omelia di don Edmondo Lanciarotta – parroco

In questa notte (oggi) risuona: ”Non temete: Vi   annuncio una grande gioia: oggi ci è nato il Salvatore, ci è donato un Figlio; troverete un bambino avvolto in fasce e posto in una mangiatoia”.

Questo annuncio è per tutti, nessuno escluso;  questa gioia è per tutti, nessuno escluso: la gioia di questo annuncio può essere vissuta da tutti. E’ per tutta l’umanità, quell’umanità ancora immersa nelle tenebre oscure della notte, del male e del peccato; quell’umanità impaurita, triste e smarrita, che cammina incerta verso un futuro ancora e forse sempre più nebuloso e oscuro. Quell’umanità, anche la nostra, ancora paralizzata nei suoi slanci di generosità e di bontà, stanca e disorientata davanti a eventi sempre più ricorrenti di guerra, di ingiustizia, di violenza e di cattiveria; e di questi eventi alcuni, forse  non solo spettatori, ma anche protagonisti.

Quanta violenza e morte in questo nostro mondo; quanta solitudine e disperazione nelle nostre esistenze umane; quanta sofferenze e miseria  nelle nostre case e famiglie; quanta oscurità e buio nelle nostre giornate!

Ciò nonostante, anche oggi, in questa drammatica situazione umana personale e sociale, risuona l’annuncio: ’Non temete’.

Ma quanta paura, quante paure e terrore ancora nei nostri cuori affranti e stanchi! ‘Non temete: è nato il Salvatore, il Dio-con-noi’. Eppure anche tra di noi ancora tante persone hanno paura di Dio, hanno terrore di Dio, sperimentano nelle loro sofferenze e nei drammi della loro vita il castigo di Dio, si sentono castigati da Dio nonostante preghiere e suppliche; hanno paura di Dio senza aver fatto nulla di male e fanno fatica a vivere, a sperare, a perdonare, ad amare.

Oggi è Natale: non il natale consumistico: Papa Francesco diceva: ’dobbiamo liberarci dal natale come festa laica di famiglia, quasi una ricorrenza vittima del commercio  e del consumismo con uno spreco che diventa un’offesa all’indigenza di tante persone e alla loro sofferenza’(16.12.23); ma il Natale di Gesù: luce che illumina le tenebre della notte del mondo affinché l’umanità si riconosca unita, amata e abitata da Dio (come viene bene rappresentato nel presepio allestito dai ragazzi)

Celebrare il Natale nel Giubileo della speranza è un ulteriore dono straordinario che Dio ci offre per vivere il nostro tempo umano in maniera divina, secondo il suo disegno di amore, fedele e incrollabile, manifestatosi pienamente in Gesù con la sua nascita nella povera stalla a Betlemme.

 

E’ Natale: Dio è con noi. Il Natale continua sempre a venire nella nostra storia umana. Dio nasce nella notte: nel silenzio, in solitudine e nell’intimità di una famiglia. I protagonisti sono due persone semplici: una ragazza aperta alla volontà di Dio ed un giovane falegname innamorato. Dio sceglie queste due persone ed attende la loro libera risposta: sceglie l’intimità profonda ed unica e irripetibile di due semplici persone. Dio si inserisce nel cuore profondo delle relazioni umane. Dio entra nel mondo grazie ad una maternità verginale. Dio è custodito amorosamente da una paternità piena di spirito. Dio è contemplato prima di tutti da una coppia innamorata e che sperimenta che il loro amore è sacro, unico, inviolabile. E poi da alcuni poveri pastori: persone di nessun valore sociale e culturale, di nessuna rilevanza politica. Eppure costoro sono gli autori di una svolta nella storia dell’umanità che ci ha introdotto in una dimensione spirituale e di vita nuova destinata a durare per sempre. Dio è accolto come dono prezioso da relazioni materne e paterne. Dio si fa reale e visibile all’uomo nel volto del Bambino adagiato in una mangiatoia. Dio si offre e si propone a tutti con la fragilità e la debolezza di un  bambino.

Questo è il primo apparire di Dio nella storia umana. Paradosso incomprensibile alla sola ragione umana, paradosso di un Dio che si propone all’uomo, di un Dio che aspetta la risposta dell’uomo, la nostra risposta; paradosso che rivela la potenza vulnerabile di Dio, la fragilità  e debolezza e umiltà: tratti che fanno paura all’uomo: paradosso di un Bimbo che non parla, ma che sorride a chi gli si avvicina e lo accoglie.

Oggi sta a noi rendere possibile questa storia nuova, questo nuovo futuro. Oggi possiamo celebrare solo un rito esteriore, anche pieno di emozioni, oppure far nostra questa storia. Infatti Dio non si stanca mai di venire incontro a tutti e a ciascuno di noi nella fragilità e nella semplicità di un bambino che si protende verso colui che lo accoglie abbracciandolo.

Accogliamo allora, anche oggi questo annuncio ed entriamo nell’evento che viene celebrato, nel mistero della presenza di Dio nella storia umana. Infatti, questa è notte  santa in cui  Dio interviene nella storia umana, Dio assume la condizione umana, notte in cui Dio coinvolge l’uomo nella sua vita. Questa è notte d’amore, in cui Dio e l’uomo diventano intimi, in cui si consuma il rapporto d’amore tra Dio e l’uomo, tra il Creatore e la sua creatura, in cui si celebrano le nozze tra Dio e l’uomo. Questo è giorno santo per ciascuno di noi, è giorno d’amore per tutti noi, nessuno escluso. Giorno in cui nasce la speranza che non tramonta.

Allora andiamo, anche noi come  i pastori, alla grotta di Betlemme.

Contemplando il bambino adagiato nella mangiatoia possiamo riprendere a sperare, possiamo vivere pienamente  il dono della speranza, cioè dell’attesa operosa e preparatoria al divenire nuovo  e  inedito della vita  che ci attende. Infatti, la speranza è l’attesa del dono di Dio che ora non siamo in grado di accogliere, ma che possiamo attendere rendendolo possibile. La speranza è l’abbandono fiducioso in Dio per accogliere l’azione creatrice che ci fa superare tutte le situazioni dolorose e difficili, e farci diventare suoi figli, nella nostra storia umana, proprio come è accaduto a Gesù, fin dal suo Natale.

E così, il Natale del Signore ancora e sempre viene ad illuminare e salvare questo mondo di miseria, fame e guerra, di solitudine e sofferenza.

E’ il Bambino di Betlemme, che da quella mangiatoia in quel luogo disperso del mondo raggiunge con la sua luce ogni uomo e donna, illuminandoli della sua grazia e del suo amore, infondendo in loro la fonte della speranza che non delude, per diventare pellegrini e mendicanti d’amore, capaci di sperimentare nel volto  dell’altro la bellezza e la tenerezza del fratello e della sorella con i quali condividere il pane,  la casa, l’amicizia, la sofferenza, la fraternità.

In quella notte i pastori restano in silenzio, di fronte alla presenza di questo Bimbo: è il silenzio di un evento normale, dentro il quale percepiscono qualcosa di straordinario, e restano stupiti: percepiscono  qualcosa di bello  e di sublime, gioiscono di una presenza, senza sapere ancora chi è. Possa accadere anche a ciascuno di noi, in questo giorno: qui, in questa celebrazione, nelle nostre famiglie, negli incontri e saluti che ci scambiamo, nei pranzi che condividiamo:  scoprire nell’ordinario del vivere, nel quotidiano, nel volto delle persone che incontriamo lo straordinario di un Dio che continua ancora e sempre a venire; vivere la gioia di essere amati e di poter amare come siamo capaci.

Questo nostro incontro  eucaristico possa farci riconoscere la presenza di Gesù, nostra speranza, nella povertà e semplicità dei segni del pane e del vino.

Diventi la fonte inesauribile per invocare: vieni ancora e sempre, Gesù, speranza del mondo, nei nostri cuori, nelle nostre case, nella nostra terra.

Diventi un riprendere  a vivere pienamente come pellegrini di speranza, non rassegnati ad un mondo in cui si continua a morire di fame, di guerra, di violenza.

Diventi, con la luce del Natale, capace di illuminare tutte le oscurità che ci avvolgono per poter essere punto di riferimento, cioè di speranza, per tutti, in qualunque situazione si trovino.

Diventi fonte inesauribile di gioia che dal cuore  si  manifesta nei nostri volti e nei nostri corpi.

Buon  Natale a tutti.