Natale 25 Dicembre 2024

Omelia di don Edmondo Lanciarotta – parroco

Un’antica profezia che si realizza: “Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce…”.

Un annuncio: “Vi annuncio un grande gioia che sarà di tutto il popolo: nella città di Davide vi è nato un Salvatore, il Cristo Signore. Questo è il  segno: troverete un bambino avvolto in fasce che giace in una mangiatoia.”

Un invito: “Andate a Betlemme”.. .andate ad adorare: ‘Venite Adoremus’. Un mistero: La Parola di Dio si è fatta carne; Dio si è fatto uomo nel bambino di Betlemme. Tutto questo accade anche oggi: da duemila anni.

Purtroppo dopo duemila anni la gioia di questo annuncio, oggi, sembra sia la cosa più rara. La gioia, quella di cui abbiamo bisogno: e così ci troviamo tutti mendicanti di gioia. E il mondo è in cerca di gioia più di tutto. Tuttavia la gioia non si può imporre, non la si può comprare. Ci si può divertire, si può ridere, scherzare, ma la gioia è altra cosa. Eppure senza gioia non si può vivere.

Anche  oggi ci viene annunciato che la gioia è Gesù, il lieto annuncio: il Vangelo è gioia, è speranza. E la speranza è il tema del Giubileo aperto da Papa Francesco poche ora fa a Roma e che  è stato anche  il filo conduttore della veglia  di preghiera che  ci ha introdotti alla Messa di mezzanotte, interpretando il logo del Giubileo attraverso un’esperienza di vita dell’apostolo Paolo raccontata nel libro degli Atti degli Apostoli: l’umanità rappresentata dai quattro personaggi dai colori diversi, tutti stretti attorno  alla Croce che si piega su di loro per proteggerli, su una barca in una mare agitato dalle onde, ma che trova, nel prolungamento della croce, un’ancora di salvezza che li porta a destinazione, diventando in questo modo pellegrini di speranza nella misura in cui si affidano a Gesù Cristo.

L’annuncio di questa notte è ‘Vangelo’, è il ‘Vangelo della gioia’, per tutti. La gioia del cuore è il segno di Dio. Là dove c’è Dio c’è sempre la gioia. Così entra nel mondo la gioia, attraverso un bambino povero e indifeso. Oggi contempliamo nel Bambino Gesù, il Dio-con-noi: questo è l’annuncio di una grande gioia per tutto il popolo: il bambino Gesù è l’Emmanuele, Dio-con-noi. Questa è la notte di gioia per tutti, perché ognuno riscopra la gioia  e diventi un  uomo ed una donna di gioia in questi tempi segnati da ingiustizie e violenze, da guerre e distruzioni, da sofferenze e pianto, dalla disperazione e dalle tentazioni di ogni tipo che intristiscono e rattristano l’uomo di oggi.

E questa gioia è grande perché Dio si è fatto uomo nel bambino Gesù e viene ad abitare la nostra esistenza, la nostra condizione umana.

Se gli apriremo con cordialità il nostro cuore, la nostra casa e non rifiuteremo la sua inquietante presenza, il Gesù Bambino nella mangiatoia di Betlemme ha da offrici la gioia e con  la gioia ci offre il senso della vita, il gusto dell’essenziale, il sapore delle cose semplici, la gioia del servizio, lo stupore della vera libertà, la voglia dell’impegno. Lui solo può resistere al nostro cuore, indurito dalle amarezze e dalle delusioni, e può  far fiorire  la speranza nei nostri cuore e nella nostra storia: e così ‘il deserto fiorirà’. E’ appunto il tema del presepio qui in  chiesa: nel deserto dei nostri cuori, nel deserto delle nostre famiglie e delle nostre società…ecco che spunta un germoglio, la vita, la speranza, la gioia: è Gesù che nasce, e con la lui tutta la vita, ogni vita rifiorisce.

Natale: festa della gioia che apre alla speranza che supera l’incertezza e il pessimismo e fa fiorire il deserto. Il presepe che abbiamo costruito qui in chiesa e nelle nostre case manifesta la tenerezza di Dio e ci invita alla gioia. Comporre il presepe nelle nostre case  e quotidianamente contemplarlo ci aiuta  rivivere la storia che si è vissuta a Betlemme.

Natale: speranza che abita i nostri cuori  e le nostre case: possiamo interpretare la speranza come ‘anticipazione attiva dell’avvenire’. Speranza come ‘aurora  dell’atteso nuovo giorno che colora ogni cosa della sua luce’. Speranza intesa come ‘il tirare l’avvenire di Dio nel presente del mondo ’. Speranza che non  è solo dilatazione del desiderio, dell’attesa umana, ma un orientamento del cuore  e della vita verso una meta che vale la pena raggiungere. Speranza non  è qualcosa che possiamo creare e gestire con le sole nostre forze, ma è Qualcuno che viene a noi da fuori. È il Figlio di Dio che nasce e che oggi abbiamo la grazia di accogliere nella nostra vita. Speranza è Gesù, il dono di Dio che viene dall’alto e che apre all’eternità.

Natale: Gesù nasce per la via. Gesù  è nato lungo la via, per strada, mentre i suoi genitori andavano a farsi registrare nel paese d’origine di Giuseppe, causa dell’editto di Cesare: in questa via si fa incontro a tutti coloro che sono in cammino: Gesù è il Dio con il passo di un bambino che si fa compagno a tutti noi, con i nostri passi incerti, passi aperti al futuro, passi di dolore e di nostalgia, passi quotidiani e di attesa, passi vagabondi e in cerca di senso, passi stanchi e nudi. Anche la nostra vita è un percorso, un cammino, spesso nel buio, un cammino di fede, incerto e drammatico. Gesù percorre questa stessa via,  la via che tutti percorriamo incerti e timorosi, dimora degli ultimi e tra gli ultimi. Quella stessa in cui cammina, al fianco di ogni uomo e di ogni donna, Gesù, il Dio con il passo di bambino.

Natale: Gesù sceglie la nostra terra come sua dimora per stare insieme all’uomo e farsi trovare là dove l’uomo trascorre i suoi giorni  nella gioia e nel dolore. Molti sono  i giorni del dolore e della sofferenza; anche noi siamo avvolti dalle tenebre come allora. Un popolo che camminava nelle tenebre…vide una luce. Anche allora una coppia, Maria e Giuseppe, dalla Galilea, da Nazareth sono in cammino verso la Giudea, nel cuore della notte una luce li avvolge. Anche  i pastori che camminano con il loro gregge…in quella notte fermi a custodire il gregge vengono avvolti dalla luce. In quella notte è iniziato un cammino. Oggi anche noi siamo chiamati a portarlo a termine, portarlo a compimento. Costoro hanno visto, hanno gioito al vedere, sono diventati ‘sentinelle del mattino ’, ’sentinelle si speranza’.

Natale: Gesù ha introdotto nel mondo uno stile, una mentalità nuova, che non era ancora mai stata scoperta. Chi l’ha accolta l’ha poi diffusa Natale allora è celebrare questo inizio e il nostro compimento nella fede in Dio, cioè nascere nelle diverse situazioni di vita.

Un cammino di fede, cioè di abbandono a Dio, cioè consegnare la nostra vita alla sua volontà,  offrirle all’amore, consumarla nell’amore. Aver fede non vuol dire saper già quale sarà il nostro cammino, non vuol dire avere la conoscenza del nostro cammino, perché la vita ci presenta, ci riserva sempre novità scoperta, e realtà diverse da ciò che ci aspettiamo: in queste situazioni occorre fidarci di Dio.

Natale: dono, occasione per continuare la storia iniziata da Gesù. La storia di Gesù resta vaga, astratta, assente…fino a quando non diventa gesto, decisione, desiderio, progetto di vita che anima la nostra vita. Infatti l’Incarnazione non è un momento, ma un processo: lo è stato anche per Gesù. La manifestazione di Dio in Gesù non si realizza solo la notte di Natale, quando è iniziato il suo cammino di incarnazione…ma si completa lentamente,  giorno dopo giorno, fedeltà su fedeltà, amore che si dona…fin sulla croce. Infatti, tutto il cammino di Gesù della sua esistenza umana è stato precisamente il processo per  cui la Parola di Dio h preso carne.

Ebbene, questo cammino continua oggi nella comunità che accoglie questa Parola. Non è sufficiente ricordare un evento: occorre accoglierlo, viverlo nella nostra carne, nella nostra storia.

Oggi possiamo aprirci ancora un volta a questa storia di Dio con  noi, cominciare un cammino  nuovo di umanità, fraternità, giustizia.

Oggi celebriamo la presenza di Dio nella storia che si esprime nella piccolezza, nella povertà…perché tutto questo  è potenza salvifica.

Oggi siamo in cammino per diventare figli di Dio, siamo chiamati a prendere coscienza della presenza del divino nella nostra storia, siamo chiamati a diventare testimoni,  a prendere responsabilità verso le giovani generazioni annunciando loro che siamo figli di Dio.

E questa responsabilità verso i giovani era stata espressa sessant’anni fa dal Concilio Vaticano II: “il futuro dell’umanità sarà riposto nelle mani i coloro che saranno capaci di trasmettere alle generazioni di domani ragioni di vita e di speranza “ (GS 31).

Natale: Gesù nasce in una famiglia, fatta da una mamma ed un papà. In questa famiglia.

Gesù ha imparato  ad amare perché è stato amato. Questo può accadere anche in tutte le nostre famiglie: le giovani generazioni non imparano l’amore, la fedeltà, la tenerezza automaticamente, autonomamente, meccanicamente.  Non è che in qualsiasi modo si viva le persone crescono e maturano No, ci sono condizioni ben precise. E se Gesù ha raggiunto la perfezione nell’amore è anche perché  ha trovato attorno a sé una famiglia, è cresciuto in un ambiente di fedeltà, di amore…straordinario.

Oggi, abitati da questa speranza,  saremo testimoni di speranza, e ovunque andremo saremo pellegrini di speranza,  gioiosi di portare avanti la storia di Gesù, comunicare la novità di vita  di Gesù, il suo amore. Oggi ci è chiesto un contributo di amore  che non sempre riusciamo a diffondere. Ci è chiesto un passo avanti nella gratuità, nella capacità di offrire la vita. Ognuno di noi potrebbe oggi iniziare a fare questo passo, divenendo in questo modo un luogo dove la Parola eterna fiorisce in forma di dedizione, di servizio, di tenerezza, di perdono, di pace, di amore reciproco che poi diventano uno stile comunitario, culturale, di società. Altrimenti ci limitiamo a registrare pensieri vecchi, sentimenti sterili, incapacità di gesti gratuiti di amore, e ripetiamo cose antiche che non sono sufficienti per portare avanti la storia di Gesù.

E così esplode la Festa, la Festa del Natale, ancora e  sempre, per ciascuno e per tutti. E’ Natale: festa per tutti e di tutti: la festa dell’umanità, di ogni umanità amata da Dio. Natale: una realtà che ci appartiene. Natale: dono per tutti, nessuno escluso. Natale: bontà infinita, amore senza fine. Natale: festa della famiglia, degli affetti, dei ricordi e dei sentimenti più cari. Festa per chi è solo, deluso e affranto,  per chi è contento e soddisfatto. Festa per chi è nel dolore  e nella sofferenza; per chi è amareggiato e triste, per chi è tradito e non sa come continuare a vivere, per chi è caduto e non è capace di rialzarsi, per chi è distrutto e sfinito e si lascia andare.

Accogliamo questo mistero nel silenzio del cuore, nell’intimità di ogni casa, e nella dolcezza delle relazioni umane, nella fraternità di ogni comunità, nella solidarietà di ogni società.

Buon Natale a tutti, ai parenti e familiari, agli amici e conoscenti, agli ammalati e sofferenti, a chi è triste e deluso e sfinito: Buon Natale a tutti. La luce del Natale illumini ogni cosa, ogni realtà umana. Il sorriso del Bambino Gesù splenda su ogni uomo. La gioia di Dio-con-noi abiti in ogni cuore. La speranza dia senso e significato al nostro vivere quotidiano.

Buon Natale

 

qui il testo da scaricare in PDF