Venerdì Santo 3 Aprile 2026

Omelia di Don Edmondo Lanciarotta  –  parroco

Siamo arrivati qui, siamo convenuti qui da quindi luoghi diversi della nostra parrocchia, attraverso quindici percorsi diversi, percorsi, itinerari, cammini non solo geografici, ma spirituali, Lungi la strada abbiamo incontrato altre persone, alcuni si sono unite a noi: insieme siamo diventati compagni di viaggio, pellegrini, viandanti, mendicanti di amore, persone e amicizia: illuminati dalla luce abbiamo assunto una particolare stazione della via crucis e siamo arrivati qui, sotto il manto protettivo dell’Addolorata, tutti attirati sotto la Croce del Figlio, tutti calamitati dalla Croce del Figlio: ed ora nome comunità cristiana, a nome di tutta la chiesa in Mussetta desideriamo stare in silenzio sotto la croce del Figlio Gesù. La croce che sembra innalzarsi da terra in realtà pende dal cielo: come abbraccio divino che stringe l’universo e poi è conficcata nella terra: si rivela come il centro, il senso e il fine di tutta la storia e di ogni vita umana. Infatti per sapere, per conoscere meglio chi sia Dio devo solo inginocchiarmi ai piedi della croce. Qui si apre l’abisso dove Dio diviene colui che ama fino in fondo e per sempre, anche nella morte. Il teologo luterano ucciso  nel campo di concentramento a Flossenbürg scrisse: ’La croce di Cristo non ci viene data per comprenderla, ma per aggrapparci ad essa’. Essa mi seduce e ad essa mi aggrappo. Allora ciò che mi fa credere è la croce, ma ciò in cui credo è la vittoria della croce:  la risurrezione. Infatti sotto la croce comprendiamo che nessuno è perduto per sempre, nessuno può dire di essere lontano da non poter esser raggiungo da Dio: Dio infatti raggiunge ciascun uomo e donna , fino al profondo della morte. Dio ci raggiunge fin dentro la nostra morte e ci dice: ’oggi sarai con me in paradiso.’

Contempliamo ora, brevemente, gli ultimi attimi della vita terra di Gesù, meditando le ‘sette parole di Gesù in croce’,  le ultime sua parole raccolte dai vangeli.

( meditazione sulle  ‘sette parole di Gesù in croce)

Riflessione

Verso mezzogiorno si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio perché il sole si era eclissato…

1.Un buio in pieno giorno: allora, il quel drammatico venerdì: l’umanità rifiuta il suo Dio, l’uomo  uccide il suo Salvatore, il popolo smarrito comincia a temere e  a battersi il petto. Anche oggi nel pieno del giorno, l’umanità è avvolta dal buio di ingiustizie, violenze e guerre perché il sole della ragione e del cuore si è eclissato. Un buio ancor più terrificante della  notte  avvolta dalle tenebre: siamo nel pieno giorno quando tutto questo accade perché il sole dell’amore  e della ragionevolezza non brilla più: tutto diventa tenebra, paura, terrore, affanno, morte, desolazione. Quante ancora violenze,  ingiustizie, sofferenze e morti anche a causa di pesti e guerre!  Un tempo di morte che si prolunga, nonostante le festività, le celebrazioni, preghiere, invocazioni, digiuni…      Eppure tutto è accaduto in quel drammatico venerdì santo:  tutto è compiuto: il sacrificio di Cristo in croce è consumato: Gesù obbediente al Padre fino alla fine, ha consegnato amando, cioè nell’amore, tutto se stesso, quanto aveva ai fratelli, all’umanità. L’umanità tutta resta stupita di fronte a questo mistero di un Dio che muore per essa: per questo anche le forze della natura, le realtà del creato si sconvolgono: la terra trema davanti al volto di Colui che l’ha amata. E tutti immersi nel buio: un buio che ancora e sempre invade e regna nel mondo: ma il nostro è un buio di ingiustizie, sofferenze, guerre, morti: un buio terrificante che sembra non  finire più: un buio ancor più tetro avvolge chi non si apre al perdono, chi non spera più, chi non ha più fiducia nell’uomo.

2.Ebbene, quando ‘si fa buio su tutta la terra’, quando si fa buio intorno a noi, dovremmo capire che qualcosa ci indica che stiamo vivendo un momento decisivo della storia nostra e del mondo, siamo difronte a un segno, misterioso ed evidente al tempo stesso, di una catastrofe o di una possibilità di salvezza, e tuttavia continuiamo nelle nostre insensate attività, incapaci di fare silenzio, incapaci di accogliere visioni nuove, assordati dalle nostre stesse parole, resi ciechi dalle ombre che noi stessi creiamo. E così i più, sembra, continuano a cianciare vanamente, a gesticolare inutilmente, a sbrodolare parole intrise di commiserazione, giustificazione, pietismo, dissacrando sentimenti fondamentali, esperienze umane, in uno scialo di morte che sempre più paralizza le relazioni e brucia speranze, brucia le nostre relazioni, il nostro futuro. E così, tutti noi ancora siamo immersi nel ‘mistero dell’iniquità’ (mysterium iniquitatis): assurdo  e incomprensibile, inintelligibile che sgomenta e logora ogni sforzo  umano, tentati di trovare un senso.

In questa drammatica situazione siamo invitati a saper cogliere il senso profondo di questo buio, cioè a guardare in alto, verso il cielo e di contemplare la gloria di Dio: il vangelo di Gesù, la lieta notizia di Gesù afferma: un Dio muore per salvare uomo.

3.Contempliamo il Crocifisso, in silenzio rimaniamo sotto il crocifisso, come Maria e il discepolo Giovanni: nel discepolo ci ritroviamo tutti e in Maria riconosciamo di essere anche noi figli come lo è Gesù, e quindi tra di noi fratelli e sorelle. E assumiamo lo sguardo del centurione pagano, il militare romano, il solo che  pronuncia le prime parole che non siano di offesa, di derisione, di stupida incomprensione, dando forse, certo inconsapevolmente, l’unica risposta al mistero del silenzio di Dio: ’Veramente quest’uomo era figlio di Dio’.  Uno straniero afferma,  un soldato romano  confessa che quell’uomo appeso alla croce era ’figlio di Dio’. Vedendo in qual modo è morto, cioè senza imprecare e bestemmiare, senza condannare ed inveire, ma perdonando sempre, a tutti, anzi scusando il male ricevuto perché non sanno quello che fanno, costui, il pagano emette la solenne professione della risurrezione.  Il centurione confessa la sua fede con una semplicità disarmante.

Gesù non è morto eroicamente, non è morto nella gloria. È morto donandosi alla violenza degli uomini, abbandonato da Dio, senza avere da Dio alcuna risposta.  Gesù nella sua passione e morte in croce ha vissuto tutto il peso della sua debolezza fisica e morale. Non ha affrontato gli ostacoli e le tentazioni e le sofferenze con la forza, la chiaroveggenza di un dio, ma con tutta la fragilità e la debolezza di un comune uomo. La sua preghiera non è un diversivo, ma la sua salvezza, perchè lo unisce intimamente al Padre. Gesù è si immune al peccato, ma non  è immune alla lotta: il confronto con la volontà di Dio non è apparenza, farsa, ma è lotta reale, concreta.

4.La nostra fede. Anche noi siamo invitati a giungere alla fede del centurione, anche se non ci sentiamo veri cristiani o sappiamo poco della Bibbia. Fondamentale è credere. Credere a Pasqua, cioè alla risurrezione non è giusta fede. Credere il venerdì santo: qui, ora è fede giusta.

Dentro il drammatico silenzio di Dio, in un buio che accade  in pieno giorno, contemplando come muore il crocifisso nasce la fede vera e certa che apre alla risurrezione. L’esperienza del silenzio di Dio non dice la debolezza della fede, ma la profondità e l’umanità della fede, e porta al centro dell’uomo e della storia, là dove Dio e l’uomo sembrano contraddirsi, dove Dio sembra assente o distratto, dove la morte sembra avere l’ultima parola sulla vita e la menzogna sulla verità. Ma se compreso nel mistero di Cristo, allora il silenzio di Dio appare nella sua realtà, cioè come  un diverso parlare. Capirlo è già vincere la morte, Dio non compie il miracolo di far scendere dalla Croce, ma il miracolo di rimanervi con amore e con speranza, nonostante tutto.

Allora, al miracolo di scendere dalla croce Dio preferisce il miracolo della fede: ‘fede vera è il venerdì santo…nel silenzio totale di Dio’. Allora guardando al crocifisso, il credente non è più solo di fronte alla sofferenza e alla morte. E’ in compagnia di Gesù e in lui trova speranza oltre che un termine di confronto. Non la speranza di evitare la morte o di strappare a modo nostro Dio dal silenzio, bensì la speranza nell’affrontare la morte attraversandola. Lo spazio della speranza non è soltanto la risurrezione, ma anche il fatto che il Figlio di Dio abbia vissuto la nostra stessa morte, Lui pure, come noi, angosciato. “Anche a te la morte fa male, per questo tu sei amico di ognuno segnato dal male” (D.M. Turoldo). Il miracolo della fede che converte il mondo è tutto qui.

5. Maria, l’Addolorata, sta sotto la croce del Figlio. E Maria, tutto  questo lo sa e lo vive nella fede, in silenzio, ritta sotto la croce del Figlio, il Salvatore del mondo: Lei lo crede, fin da quando glielo ha detto l’angelo all’inizio del suo cammino di fede. E ora, pur nel dolore e nella sofferenza immane, continua a credere. Lei resta radicata nella Parola di Dio, e continua ancora a dire il suo ‘SI’ a Dio, in silenzio e  nello strazio umano, e così anche lei continua a crescere nella fede e diventa madre di tutti coloro che  credono nel Figlio suo.

Questo è il giorno della nostra fede: il venerdì santo. Questo è il luogo ove esprimere la nostra fede.