Domenica di Pasqua 5 Aprile2026

Omelia di don Edmondo Lanciarotta – parroco

Buona Pasqua.

Un tempo i cristiani si salutavamo in questo modo: ’Cristo è risorto’: e si rispondeva: ’E’ veramente risorto’ . Oggi, forse, nel nostro salutarci: ‘buona Pasqua,’ abbiamo peso l’origine, la fonte originaria e sempre nuova della festa di Pasqua e la fonte feconda di tutti gli auguri che ci scambiamo. Anche  oggi esplode l’annuncio il Crocifisso è risorto’, e noi qui in questa celebrazione lo esprimiamo in modo che diventi la nostra vita: ecco i tre ingredienti fondamentali perchè accada oggi la Pasqua: l’annunzio, la celebrazione, la nostra vita. Ma noi che siamo qui, ci crediamo veramente? Non siamo ancora immersi dento nelle tenebre della violenza, della guerre e della morte? Non siamo ancora afferrati dalla paura, dall’affanno e dall’angoscia? Non vediamo ancora e sempre più poveri oppressi, bambini uccisi,  popolazioni allo stremo, fame e guerre e violenze in aumento, indifferenza e spreco e consumo smisurato. Ma è proprio vero che Cristo è risorto? E questo evento viene annunciato da oltre duemila  anni. E’ possibile viverlo?

Cari fratelli e sorelle, facciamo in modo che  i tre ingredienti indicati : annuncio, celebrazione e vita si stringano profondamente e intimamente in noi perché  accada la Pasqua.

Ma chi è Colui che è risorto? Colui che prima è stato crocifisso! Gesù in croce ha consumato la sua vita nell’amore, ha donato la sua vita amando: anche se rifiutato ha continuato ad offrirsi, anche se percosso ha continuato a donarsi, anche se offeso, calunniato, ha continuato a perdonare, anche se flagellato e crocifisso ha continuato a scusari i suoi  aguzzini, ritenendo che sapevano che cosa facevano, è morto sperimentando  drammaticamente l’assenza di Dio: ’Mio Dio, Mio Dio, perché mi hai  abbandonato’: ha sperimentato l’abbandono di Dio Padre  che lo aveva sempre sentito vicino, con il qual era stato sempre  in sintonia nella preghiera: è morto Colui che pur sperimentando l’assenza di Dio è entrato nel vuoto, nel nulla, nella morte abbandonandosi nell’amore a Dio Padre: per questo è risorto: perché l’amore fiducioso e totale a Dio manifestato  e donato all’umanità entrando nella morte l’ha trafitta, l’ha disintegrata, e così rimane il Risorto, il Vivente in eterno.

Ma Colui che prima di risorgere è morto in questo modo, prima ancora di morire nella sua ultima cena, la cena  della Pasqua, Gesù ha consegnato se stesso nel pane e nel vino dicendo: ‘prendete e mangiate, questo è il mio corpo…. prendete e bevete questo è il mio sangue’. Prendete ecco la mia vita, mangiate e nutritevi di me…per la vita eterna. In questo gesto ha riassunto tutta la sua vita terrena: un continuo donarsi, prodigarsi agli altri, un consegnarsi per liberare l’uomo da ogni schiavitù, peccato, della malattia, della morte e contemporaneamente ha anticipato  quello che avrebbe realizzato di lì a poche ore nella croce: consumando tutto il suo corpo  e donando tutto il suo sangue per la salvezza dell’umanità.

Quindi è risorto Gesù, colui che nella Cena  si è consegnato ai suoi discepoli nel pane e nel vino, e nella passione e croce si è consegnato totalmente alla morte. E’ risorto colui che ha vissuto in maniera divina l’esistenza umana, cioè amando, e nell’amore ha attraversato tutte le sofferenze, le prove, i rifiuti, gli abbandoni, i tradimenti, i peccati, le infedeltà degli uomini rimanendo sempre amore, cioè fedele a Dio Padre. Allora tutti e tre momenti: Cena, passione-morte e risurrezione sono intrinsecamene connessi,  si richiamano reciprocamente e si fecondano diventando il mistero della Pasqua, che si attua ancora oggi, anche qui in questa celebrazione. Infatti è risorto colui che si è consegnato nel pane e nel vino, colui che si è consegnato nella passione e morte, colui che si è abbandonato nelle braccia del Padre, sperimentando la sua totale assenza. Quindi il suo risorgere è il compimento di questo cammino, è l’esito inevitabile del percorso di Gesù nella storia umana.

Allora la risurrezione di Gesù non è Dio che ricupera le redini della storia umana che gli erano sfuggite  con la morte del Figlio in croce, e quindi la croce, la sua morte non  è un incedente  imprevisto di percorso di Gesù,  sfuggitogli anche a Dio. No; è il compimento  pieno della volontà di Dio che rivela fin dove arriva il suo amore per l’umanità. Inoltre, non è neppure il fatto che Dio abbia voluto sacrificare il proprio Figlio, far morire, dopo dolori e sofferenze  atroci, il proprio Figlio per poi farlo risorgere. Dio infatti non vuole che nessuno soffra, nessuno patica, nessuno sia nella sofferenza e nel dolore. Ha mandato il Figlio per distruggere ed annientare tutto ciò che tiene schiavo l’uomo, la sofferenza e la morte. Il Figlio Gesù non ‘doveva patite e morire’ come  per un destino, atroce e inumano, prestabilito dalla prescienza di Dio al quale sottomettersi. Il Figlio ‘doveva’ solo e intimamente  rivelare l’amore di Dio per l’umanità: e Gesù lo ha rivelato, amando nonostante le infedeltà e le cattiverie e i rifiuti dell’uomo: ha continuato a portare e manifestare l’amore di Dio fino alla fine: questo è il grande mistero. Questo amore è salvifico, non la sofferenza per la sofferenza. E’ l’amore chi si sacrifica. È l’amore che si dona. È l’amore che si consuma nella sofferenza che è salvifico, cioè porta la salvezza, cioè porta alla risurrezione. E Gesù è proprio questo amore folle di Dio per tutta l’umanità, per sempre. La via Crucis  è la via dell’amore che si dona; è la via vittoriosa anche se sembra perdente: la passione e la croce non è un disguido, un intoppo, un incidente di percorso, prontamente ristabilito con la risurrezione: Ma  è l’ultimo atto della storia di Gesù che manifesta fin  dove arriva l’amore di Dio per l’umanità. Passione e morte per amore di Dio non è solo tradimento degli uomini, disegno eterno del Padre, ma è anche preciso e consapevole, libero dono di Gesù. Il donare la sua vita è la verità di Gesù La sua morte per noi, così come è avvenuta è stata la conclusione drammatica di tutta la sua vita, riassunta nell’Eucaristia. Gesù avverte tutto la consapevolezza dell’abbandono, del tradimento degli uomini e comunque e sempre resta dono per tutti: dono  che perdona:_Gesù diventa sempre dono  anche nel momento in cui viene tradito ed abbandonato: per questo è risorto. Questo è il mistero della Pasqua.

Ebbene, sorelle e fratelli carissimi, noi fin dal battesimo abbiamo ricevuto  questo dono, siamo stati inseriti nella Pasqua di Gesù: abbiamo ricevuto la vita divina vissuta da Gesù nella sua esperienza umana; la vita divina che noi siamo invitati a vivere nella nostra storia terrena; abbiamo ricevuto lo Spirito Santo, che ha animato e guidato e sostenuto la vita terrena di Gesù, amando sempre, oltre ogni rifiuto  e difficoltà,  spezzando la propria vita fino alla morte: anche noi abbiamo ricevuto questo spirito che ci sostiene nelle prove, nelle tentazioni, nella sofferenze, che ci permette di amare sempre, di fare della nostra vita un continuo  dono a chi ci sta vicino. Nella cena, cioè in ogni Eucaristia, noi ci nutriamo  ed alimentiamo questa vita divina di Gesù  per continuare ad amare: anche a noi Gesù continua a dire: ‘prendete e mangiate questo è il mio corpo’. E poi dice: ‘fate questo’, cioè non solo gesto, non solo rito, ma realizzate  in voi, concretizzate nella vostra vita ciò che  io ho realizzato, cioè continuare voi nella vostra vita  il progetto d’amore da me iniziato, per volontà del Padre nostro, e per la salvezza dell’umanità. E così se continueremo a vivere amando, a donare la nostra vita nell’amore, a consumarla nell’amore, anche se veniamo dimenticati, ignorati, contestati, percossi, maltrattati, uccisi, anche noi entreremo nella morte, nel vuoto totale, nell’abbandono da tutti, anche della presenza di Dio, come Gesù, entreremo nella morte amando, allora anche per noi capiterà quello che è capitato a Gesù: l’amore con il quale abbiamo vissuto nella storia umana, disintegrerà la morte in maniera definitiva ed entreremo nella vita divina, quella ricevuta nel battesimo, che ora diventa eterna, diventeremo  uomini e donne risorti con Gesù e  in  Gesù.

Questa celebrazione diventi per noi quanto esprime: realizzi in noi la pasqua di Gesù, che ancora manca nella nostra vita: l’Eucaristia animi e sostenga la nostra vita, per continuare a vivere e a morire amando, sempre, per diventare persone risorte, cioè discepoli del Risorto, discepoli che oggi costituiscono la chiesa del Risorto che abita in Mussetta. Nella Pasqua Dio ci dona ancora la possibilità di guardare la vita come la guarda lui: nel peccato vede i figli da rialzare, nella morte vede i fratelli da risuscitare, nella desolazione vede cuori da consolare. Gesù amando trasforma la morte in vita, i nostri lamenti in canti di gioia e danza. E ci permette di passare sempre dalla chiusura alla comunione, dalla desolazione alla consolazione, dalla paura alla fiducia, dalla morte alla vita.

Oggi è Pasqua: cantiamo: Cristo è risorto; crediamo che la sua vita è  la sintesi della nostra fede, e celebriamo l’Eucaristia per diventare sempre più la chiesa del Risorto.

Giunga a tutti il mio augurio, ogni ben di Dio, ovvero Buona Pasqua, ovvero ‘Cristo è risorto,  è veramente risorto’.