Domenica 3^ di Pasqua 26 aprile 2020

Omelia di Don Edmondo Lanciarotta – Parroco

 

Il vangelo ci riporta ancora alla sera di quel ‘primo giorno dopo il Sabato’, giorno iniziato di buon mattino con la visita delle donne al sepolcro, e proseguito con la corsa ad annunciare ai discepoli che il Crocifisso  è risorto. Nel pomeriggio di quel giorno due giovani discepoli, che avevano scommesso tutto su Gesù, se ne partivano tristi e delusi da Gerusalemme verso Emmaus. Il loro cammino, pervaso da tanto dolore e da angoscia mortale, passando dall’incredulità alla comprensione della fede, attraverso l’incontro con il Crocifisso Risorto che si fa loro compagno di viaggio e che a tavola spezza il pane con loro, potrebbe diventare anche l’itinerario del cammino di fede che ognuno di noi compie nella notte oscura del mondo in cui ci troviamo e viviamo.

La strada da Gerusalemme ad Emmaus è un simbolo, un paradigma, un’icona: lungo questa strada Cristo Risorto, pellegrino, sconosciuto, si fa ‘compagnia’ per i viandanti; li avvicina e li interroga, li conforta e li illumina, li provoca e si ferma a mensa con loro. E così, il cuore si scalda, gli occhi si aprono, la strada si trasforma in sentieri di speranza e il camminare diventa una gioia. Quel percorso, fatto insieme, cambia la vita, dà inizio a una storia nuova.

1. Da Gerusalemme a Emmaus.

1.1.I due discepoli ‘erano in cammino’, lungo la strada (andare, fare strada), come Gesù ha fatto sempre nella sua vita terrena. La vocazione cristiana allora è come  una via, un cammino (‘hodos’) dietro al Signore verso la sua Passione, cioè dietro al Messia per la salvezza di tutto Israele. Ma il loro andare al seguito di Gesù verso Gerusalemme si è dimostrato un disastro, un fallimento.

1.2.Il Risorto si fa vicino. Il Risorto prende l’iniziativa di farsi vicino e compagno di viaggio, rivelando in questo modo la gratuità dell’incontro: così i discepoli sono messi nelle condizioni di riconoscerlo risorto, vivo in maniera tutta nuova e definitiva (cioè il ‘farsi vicino’ del Risorto).

1.3.Ma i loro occhi erano impediti dal riconoscerlo. Non basta che Gesù si faccia vicino per essere riconosciuto: il semplice vedere con gli occhi non basta: il riconoscere il Risorto comporta la ‘fede’. Occorre puntare allora non sugli occhi, ma sugli orecchi: è all’orecchio infatti che punta la rivelazione del Risorto. Infatti qui è centrale: ascoltare tutto ciò che rimanda a Gesù, ascoltare gli eventi, il racconto dei fatti accaduti nella storia umana alla luce della Sacra Scrittura.

1.4.L’esegesi del Risorto. Il Risorto che spiega le Scritture: infatti non è l’inizio che porta alla fine (es. da Mosè che porta fino alla fine, cioè a Gesù…), ma, è la fine che spiega l’inizio: è il Risorto la chiave decisiva, capace di ‘aprire le Scritture’ e di mostrare il senso pieno che tutte le attraversa.

1.5.Rimani con noi. Il Risorto si fa ospite.

Il Risorto compie un gesto ordinario: ma questo gesto è ormai evocativo della cena del Signore, della sua pasqua. E’ il segno che rimanda alla passione e quindi lo spezzare il pane fa spalancare loro gli occhi e permette di riconoscere il Signore. Riconoscere  il Signore nel gesto della sua morte  è trovare risposta alle difficoltà, sofferenze, allo scandalo della passione e della morte, che aveva fatto allontanare da Gerusalemme e portato sulla via dell’abbandono e della sconfitta.

2. Da Emmaus a Gerusalemme. Riconosciuto il Risorto, i discepoli che si erano fermati per il buio della notte, ritrovano la speranza, la forza di rialzarsi e ritornare immediatamente, senza perdere tempo a Gerusalemme per raccontare la propria esperienze ed ascoltare quella degli altri. Dalla parola al sacramento. Questo è evangelizzare: pieni di gioia raccontare l’esperienza con il Risorto.

3. Gesù, il Risorto, compagno di viaggio di ogni vivente.

Il racconto di Emmaus presenta il modello del Figlio di Dio che si fa compagno di strada di due discepoli tanto simili a noi, ‘stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti’. Questo racconto ci fa comprendere che cosa significano il cammino del Signore accanto a noi, pellegrini nel tempo e il nostro commino con lui verso la patria promessa e sperata.

Innanzitutto si comprende che la vita con Gesù, cioè l’esistenza cristiana come discepolato vissuto nella sequela e nella compagnia di Lui è un cammino, cioè non avviene nel chiuso di una relazione esclusiva e rassicurante, decisa una volta per tutte, ma si pone nel rischio e nella complessità del divenire della vita umana sempre in tensione tra memoria e desiderio, nostalgie e speranze. Tutti veniamo da Dio e a Lui ritorniamo; tutti incamminati verso l’ultimo silenzio dell’esistenza che muore: quindi, le prospettive sono due: o pensare di essere gettati verso il nulla, la morte, oppure considerarsi mendicanti del cielo. La tristezza dei due discepoli all’inizio del racconto è quella di chi teme che la morte l’abbia vinta sulla vita; alla fine, la gioia con cui ripartono nella notte per annunciare a tutti il loro incontro con Cristo è quella di chi sa che il Risorto ha vinto per sempre la morte. Questa scelta va fatta ogni giorno: ecco perché l’annuncio della vita vittoriosa sulla morte deve colmare il cuore di chi crede e irradiarsi in un’incessante testimonianza vissuta nella condivisione del cammino e nella proposta umile e coraggiosa delle buona novella del Vangelo.

Dal cuore dei due discepoli dopo il cammino con il viandante sgorga naturale l’invocazione di chi nella fatica del viaggio sente la gioia della sosta, riempita dalla presenza del Signore, anche se ancora non lo sanno, sperimentata nella condivisione del pane spezzato: ’resta con noi, Signore’.

4. Alcune condizioni per una vita vissuta come cammino in compagnia di Gesù.

4.1.Occorre aver tempo per Cristo e dargli tempo: nella fedeltà, perseveranza, disponibilità. Sia  i discepoli hanno bisogno di tempo per capire, ma anche Dio ha bisogno di tempo per imparare a farsi vicino alla sua creatura così fragile e incostante. Come nell’amore, il tempo è il segno più credibile del proprio coinvolgimento al servizio del bene dell’altro.

4.2.Camminare sapendo e volendo farlo insieme con Lui, cioè, occorre entrare nella compagnia con Cristo attraverso la condivisione, la comprensione, il dialogo, l’ascolto ed il silenzio.

4.3.Riconoscere la sua iniziativa, accettare che sia Lui a farsi prossimo a noi, nei tempi e nei modi che vorrà. Infatti, è il Cristo a far compagnia al cammino dei due: accompagnarsi, porre domande, ascoltare risposte, leggere il cuore dell’altro e farlo ardere con la parola, accendere il desiderio e corrispondervi con gesti della condivisione. Questa è la compagnia del Signore alla nostra vita, il suo spezzare insieme il pane quotidiano: infatti compagnia vuol dire ‘cum pane’, pane condiviso. Allora chi vuole amare sull’esempio di Cristo deve prendere l’iniziativa dell’amore senza stancarsi o non amerà affatto. Bisogna dare amore ricordandosi dell’amore ricevuto e accettando di lasciarsi continuamente educare dall’amore. L’amore è vita che genera vita.

4.4.Fare memoria di quanto veramente conta per noi per metterci in gioco: infatti Gesù spiega i fatti attraverso le Scritture, cioè facendo memoria delle meraviglie di Dio nella storia; il viandante Gesù introduce i due discepoli nella realtà del loro mondo, della loro storia; cioè inserisce i due discepoli nella realtà di Dio e li apre alla novità del futuro della promessa. Gesù comunica con la parola e con il gesto: ’spezza il pane’ e lo consegna loro benedicendo. La comunione è rete relazionale attraverso cui è possibile introdurre l’altro alla pienezza della vita.

4.5.Il cammino così si apre alla profezia della vita nuova e piena: Gesù accende in loro il desiderio del domani di Dio, contagiando loro il coraggio e la gioia per prepararlo e accoglierlo. Gesù procede per tappe: si fa vicino, spiega le Scritture, alimenta il desiderio, si fa riconoscere e offre ai due l’annuncio di sé, della sua vittoria sulla morte. Così l’incontro vissuto alimenta la testimonianza: infatti l’incontro con Cristo o genera testimoni liberi e convinti di ciò per cui vivono o non è autentico: non crea dipendenze, ma suscita cammini di libertà.

Domandiamoci se e fino a che punto il nostro impegno a camminare con Cristo è vera compagnia, memoria e profezia (imparando anche dalla B. V. Maria che ha accompagnato tutta la vita di Gesù dal quotidiano di Nazaret fino alla croce e alla luce della Pasqua).

 “Parlaci ancora. Raccolti attorno a te, come i discepoli lungo le rive del lago o sulla montagna o in pianura, siamo in ascolto del tuo vangelo. Vogliamo raccogliere questa tua Parola anche se essa è spada che trafigge. Essa, che è potenza di Dio,  farà entrare anche nei nostri cuori induriti la luce, l’amore, la pace che tu hai annunciato. Signore, noi crediamo al tuo vangelo. Rendici capaci di testimonianza e di annuncio”.

 

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