Omelia di don Edmondo Lanciarotta – parroco
Lo scorso anno dicevamo che stavamo vivendo un periodo storico molto difficile e drammatico: siamo sprofondati dopo il COVID nella guerra tra Russia e Ucraina, e poi il conflitto israelo-palestinese con i morti di Gaza che non si contano, sotto gli occhi di un’Europa sempre più divisa, di una chiesa, sempre più smarrita.
E il nuovo Papa Leone XIV che si presenta al balcone dopo la sua elezione pronunciando le parole di Gesù ‘La pace sia con voi: una pace disarmata e disarmante’. Da allora, tanti appelli, richiami: però, ancora nulla.
Per non parlare di innumerevoli situazioni di violenza e di morte, tanto che ormai uscire di casa è come andare alla guerra: non si sa se si rientra. E così, cresce il rischio rinchiudersi in noi stessi e farsi giustizia da soli, sognando di potersela cavare da soli e pronti a difendere unicamente il proprio orto, il proprio individuale interesse, diventando sempre più sospettosi degli altri.
Ciò nonostante la festa dell’Assunta ci viene incontro, accade anche oggi.
Ebbene, in questa situazione storica di morte, di buio totale, ecco spuntare la luce splendente della solennità di oggi: Maria Assunta in cielo in anima e corpo.
L’umanità è invitata a contemplare in Maria Assunta la sua destinazione finale: non più il male, il peccato, la morte, ma la vita piena nella gioia definitiva. Siamo invitati allora ad alzare lo sguardo dalle nostre ed altrui miserie umane, dalle violenze e dalle morti che ogni giorno insanguinano l’umanità, non per dimenticarle e far finta che non ci siano, ma con sempre maggior consapevolezza che anche la nostra meta finale, gloriosa e splendida è la stessa che Maria Assunta già vive.

Oggi siamo qui per raccogliere anche la tradizione della nostra festa patronale, per poterla vivere e poi trasmetterla ai giovani, attraverso il contagio, nella misura in cui è significativa per ciascuno di che siamo qui a celebrare l’eucaristia, affinché si realizzi anche in noi il capolavoro che Dio ha realizzato in BV Maria. Ma per trasmettere alle generazioni future, occorre vivere in profondità questa festa, cercando sempre più di imparare da Maria ciò che lei ha vissuto nella sua esistenza terrena.
Il Concilio infatti afferma che Maria ‘ha peregrinato nella fede durante la sua esistenza terrena’ e così è giunta ‘accanto al Figlio, Assunta, posta in trono vicino al Figlio suo Gesù’. Maria che noi invochiamo ‘checaritoméne’, ‘tota pulchra’, ‘tutta bella’, ‘piena di grazia’ è anche Colei che ha seguito il Figlio nella sua Via Crucis, fin sotto la sua croce, diventando così l’Addolorata, che ritta e in silenzio, vive il dolore del Figlio accogliendo pienamente e sempre la Parola di Dio.
Impariamo da lei a non vivere mai per noi stessi, ma ad essere protesi sempre verso il Figlio suo Gesù, a svuotarci continuamente di noi stessi, dei nostri interessi e del nostro orgoglio, per essere riempiti dello Spirito di Dio, obbedienti alla volontà di Dio.
Impariamo dalla Beata Vergine Maria a diventare sempre più credenti del Figlio suo Gesù.
Sono due atteggiamenti che caratterizzano ciò che noi chiamiamo amore tra due persone: non distrarre mai il volto dall’amato e continuare ad ascoltare le parole dell’amato: lasciando perdere tutte le altre parole. Anche noi, non distrarre mai il volto da Gesù, e continuare ad ascoltare concretamente la Parola di Dio.
La Beata Vergine Maria, infatti, è nella gloria del Figlio suo, perché ha creduto sempre in Dio. Anche se non comprendeva chiaramente con la testa il senso della Parola di Dio, aveva il suo cuore sempre pieno della sua Parola, e questo le bastava per continuare a vivere ed amare. Questo dovrebbe accadere a tutti noi.
Purtroppo non è scontato credere nel Vangelo di Gesù Cristo: non è scontato credere in questo tempo presente secolarizzato e frammentato in cui la fede è una scelta libera accanto a tante altre scelte libere come anche quella di non credere. Una scelta dei cristiani, quella di credere, che presenta tutta la sua fragilità nel vuoto spirituale del tempo in cui viviamo.
Siamo cresciuti nella fede, come è cresciuta nella fede la Beata Vergine Maria che pur essendo la madre del Figlio Gesù è sempre stata sua discepola. Ha ascoltato sempre la sua Parola?
Lo scorso anno avevamo assunto tre impegni: sono stati vissuti o dimenticati?
- Diventare chiesa di cristiani ‘innamorati’ di Cristo e non cristiani abituali, soddisfatti, appagati, espressione di Papa Francesco. Diventare una chiesa in cammino, perché solo chi ama cammina.
- Diventare chiesa povera e amica dei poveri, che accetta di farsi consegnare dal Padre alla via dolorosa per amore del popolo. Oggi tanti sono i poveri a Mussetta: non solo di pane, casa e lavoro, ma di affetto, di un abbraccio, di una parola di conforto, di un sorriso, di un perdono. E questi poveri ci inquietano, ci turbano, ci infastidiscono e spesso facciamo finta di non vederli e tiriamo diritto, ritenendo che non è un nostro affare.
- Diventare Chiesa sentinella ‘fedele ed affidabile’, cioè fedele alla ‘Tradizione’ capace di custodire il tesoro prezioso, il fuoco dell’amore, della speranza nel popolo che ripone in lei il ‘sonno’ del proprio riposo.
Chiesa sentinella, cioè capace di intravvedere nel marcio, nel male esistente in questo mondo i segni di speranza, i segni di bene presenti, perché Cristo ha già salvato l’umanità e la storia, si tratta solo di riconoscerlo e di accoglierlo nella nostra vita, lasciando ad altri, esperti, a parlare sempre male.
Dopo sessant’anni dalla nascita della nostra parrocchia consacrata all’Assunta, siamo sempre più consapevoli che la parrocchia non è più al centro degli interessi delle persone, come lo era fin qualche decennio fa.
La parrocchia non è più determinante nella vita civile, non è capace di governare il cambiamento in atto, non è più il centro dell’attenzione della gente oggi. Consapevoli della nostra marginalità, fragilità, desideriamo porre un segno: camminare da discepoli di Gesù dentro ai tornanti di questa storia complessa e drammatica esercitando un discernimento e con l’impegno a trovare l’uomo ovunque lui si trovi, in ogni periferia umana (cfr. ESORTAZIONE APOSTOLICA EVANGELII GAUDIUM [ EG46 ] di Papa Francesco)
Tutto questo nell’anno del Giubileo della speranza: dopo aver celebrato la Pasqua con il forte invito a ‘tornare a sperare’, oggi nella solennità dell’Assunta in cielo, desideriamo stringerci ancor di più tutti sotto il manto protettivo della Beata Vergine Maria, la nostra patrona, sperimentare che siamo tutti stretti, abbracciati dal suo materno amore con il Figlio suo Gesù.
Dalla nostra parrocchia raccogliamo e consegniamo oggi alla Beata Vergine Maria Assunta tre segni di speranza:
- la viva e feconda partecipazione all’iniziativa ‘pellegrini di speranza’ con la ricchezza delle indicazioni circa i segni di speranza emersi in quest’anno pastorale e consegnati al Corpus Domini;
- la partecipazione alla Messa di ringraziamento e alla cena convivale fissata per il 14 di agosto 2025 tra tutti i volontari, uomini e donne, che quotidianamente offrono il proprio prezioso sevizio gratuito nei vari ambiti della vita parrocchiale.
Abbiamo scoperto che sono quaranta i gruppi e le realtà con oltre trecento persone che svolgono servizi preziosi in parrocchia: dalla catechesi alla liturgia, dall’animazione giovanile alla sagra, dal Grest, al doposcuola, dall’animazione missionaria allo sportello accoglienza: è una ricchezza straordinaria che riceviamo ed offriamo alla Beata Vergine Maria consapevoli che stare assieme e lavorare assieme non è facile per caratteri, modalità, vissuti, ma anche se difficile, faticoso per le nostre miserie e fragilità è un dono di Dio che ci fa crescere come sua famiglia, comunità cristiana.
- gli incontri programmati a settembre ed ottobre 2025 tra singoli e famiglie che abitano a Mussetta sotto il segno del dialogo, l’ascolto, l’accoglienza, la condivisione in piena libertà e rispetto di tutti e di ciascuno (v. interno pag 4-5) : occasione per gustare la fragranza del vino della fraternità e il sapore del pane dell’amicizia.
Prepariamoci finora. Molto dipende da noi che siamo qui oggi,
Consegniamo questi tre segni nella consapevolezza’, di camminare assieme, cioè ‘cum crescere’, ‘crescere insieme’, e questo attraverso il ‘dialogo’, capace di affezionarci creativamente, perché consapevoli che ‘la via relazionale’ è l’unica in grado di allargare la nostra ragione, perché la vita va oltre ciascuno di noi. In questo modo desideriamo diventare chiesa disposta a mettersi in cammino (ex-odos) insieme (sin-odos), con un dinamismo originario capace di aprire spazi di incontro tra fede e storia, ragione e vita, amore e verità.
La solenne celebrazione raccolga tutti questi segni di speranza e la tradizionale processione con l’immagine della Madonna esprima il nostro vero ‘pellegrinaggio’, il nostro camminare assieme con tutti, uomini e donne, che incontriamo nel nostro cammino; diventi segno visibile del nostro desiderio di farci prossimo a tutti, nessuno escluso, specialmente verso coloro che a vario titolo soffrono e vivono nel bisogno. consapevoli che siamo mendicanti di amore e di perdono, costantemente alla ricerca di pace e di felicità in questa terra, ma con lo sguardo pieno di fiducia e di speranza verso la meta alla quale la Beata Vergine Maria è arrivata.